Dalla fame al freddo: come si adattano le nuove bufale contro Israele

Dalla fame al freddo: come si adattano le nuove bufale contro Israele

Da mesi la narrativa anti-israeliana si adatta, muta e si rigenera. Quando il racconto della “carestia deliberata” e del “blocco totale degli aiuti” ha iniziato a mostrare crepe evidenti, la propaganda ha cambiato registro. Oggi le accuse più diffuse non parlano più solo di fame, ma di freddo e catastrofi ambientali: Israele accusato di bloccare tende e coperte al confine “mentre i bambini muoiono di freddo”, e persino di essere responsabile delle inondazioni che colpiscono la Striscia di Gaza. Due nuove bufale che circolano con forza, spesso rilanciate da ONG, media e operatori umanitari senza il necessario contesto.

Il meccanismo è ormai collaudato: immagini e testimonianze parziali vengono isolate e trasformate in strumenti di accusa politica. L’assenza di tende o coperte in alcune aree non equivale automaticamente a un blocco deliberato degli aiuti. Le restrizioni ai valichi riguardano specifiche categorie di materiali legate alla sicurezza, mentre le stesse agenzie internazionali hanno documentato più volte interferenze, deviazioni e gestione opaca degli aiuti da parte di Hamas e di gruppi armati locali.

Ancora più forzata è la narrazione sulle inondazioni. I problemi idrogeologici di Gaza sono strutturali e precedenti al conflitto in corso: un sistema fognario inadeguato, manutenzione carente, urbanizzazione incontrollata e l’impatto delle infrastrutture sotterranee militari. Attribuire le alluvioni a Israele significa semplificare una realtà complessa e rimuovere responsabilità evidenti.

La disinformazione su Gaza non procede per falsità isolate, ma per adattamento continuo. Quando una tesi perde credibilità, ne nasce un’altra, emotivamente più efficace e mediaticamente più spendibile. Oggi non è più la fame, ma il freddo. Domani sarà altro. Il filo rosso resta lo stesso: trasformare ogni crisi umanitaria in un’accusa univoca, ignorando dati, contesto e responsabilità multiple. È così che la propaganda si rigenera. Ed è così che continua a circolare, spesso senza contraddittorio.

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