Francesca Albanese e la fabbrica della disinformazione: la relatrice ONU alimenta la propaganda di Teheran
L’ultimo episodio che coinvolge Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite, solleva interrogativi inquietanti sulla credibilità delle istituzioni internazionali e sulla natura della guerra informativa contro lo Stato di Israele. In un post pubblicato sui social media, Albanese ha rilanciato un contenuto originariamente diffuso dallo storico William Dalrymple, il quale mostrava file interminabili di feretri avvolti in lenzuoli bianchi, ornati di fiori e fotografie di bambine. La didascalia recitava: “165 feretri di scolare sepolte oggi”. Dietro questa immagine però c’è un algoritmo di intelligenza artificiale al servizio della propaganda iraniana.


L’immagine in questione, analizzata da diversi strumenti di rilevazione forense digitale, presenta tutti i tratti distintivi di una generazione sintetica. La perfezione innaturale dei fiori, l’uniformità sospetta dei volti nelle fotografie e le tipiche anomalie nelle estremità degli arti (mani e dita) indicano una probabilità di origine IA superiore al 97%. Non si tratta di una svista isolata, ma di un tassello in una più ampia strategia di disinformazione coordinata da canali vicini al regime di Teheran, volta a demonizzare Israele attraverso contenuti emotivi privi di riscontro nella realtà dei fatti.
Il fatto che un alto funzionario delle Nazioni Unite agisca come cassa di risonanza per la propaganda di un regime teocratico e illiberale come quello iraniano rappresenta un precedente pericoloso. La propaganda iraniana non mira solo a colpire Israele, ma a destabilizzare l’intero ordine informativo occidentale, utilizzando l’IA per creare realtà parallele difficili da distinguere per l’utente medio. Che una rappresentante dell’ONU, il cui ruolo richiederebbe la massima imparzialità e aderenza ai fatti, diventi lo strumento di questa manipolazione è inaccettabile.