Il volo di Netanyahu attraverso l’Europa smentisce la narrazione dell’isolamento di Israele
Il volo che ha trasportato il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu verso la Florida, per un incontro con il Presidente USA Donald Trump, ha attraversato senza impedimenti lo spazio aereo di Grecia, Italia e Francia, nonostante l’esistenza di un mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale.
Un dato che, al di là delle polemiche e delle letture ideologiche, assume un significato politico preciso. Ed è giusto dirlo con chiarezza: va bene così.

Il sorvolo autorizzato da Paesi membri dell’Unione europea e alleati storici di Israele rappresenta un segnale concreto di rapporti diplomatici solidi e di un riconoscimento politico che va oltre la propaganda giudiziaria. In particolare, per quanto riguarda l’Italia, il passaggio nello spazio aereo nazionale conferma una linea di relazione istituzionale corretta e pragmatica con il governo israeliano, in continuità con la postura assunta dall’esecutivo guidato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Non si tratta di una questione tecnica, ma di una scelta politica. Consentire il transito significa non prestarsi a operazioni simboliche che rischiano di trasformare il diritto internazionale in uno strumento selettivo e politicizzato, soprattutto quando applicato a un Paese democratico impegnato in una guerra contro un’organizzazione terroristica come Hamas.
Grecia, Italia e Francia hanno mandato un messaggio chiaro: Israele non è uno Stato paria, e il suo Primo Ministro può muoversi e dialogare con i leader internazionali senza essere trattato come un criminale sulla base di atti contestati e fortemente divisivi.