Iran, il presidente: “Siamo in guerra totale con Stati Uniti, Israele ed Europa“
Le dichiarazioni del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che parla di una “guerra totale” dell’Iran contro Stati Uniti, Israele ed Europa, non costituiscono una dichiarazione di guerra formale, ma un’operazione di propaganda politica del regime di Teheran.
Secondo Pezeshkian, sanzioni e pressioni diplomatiche mirerebbero a “mettere l’Iran in ginocchio”. Una lettura che ribalta i fatti: l’Iran non è un attore sotto assedio, ma un protagonista attivo della destabilizzazione regionale, attraverso il finanziamento e il sostegno a organizzazioni terroristiche come Hezbollah, Hamas, Jihad islamica e Houthi.
La retorica della “guerra totale” serve anche a coprire le gravi crisi interne del Paese: collasso economico, svalutazione del rial, proteste diffuse e isolamento internazionale causato da scelte politiche deliberate. L’inserimento dell’Europa tra i “nemici” punta a delegittimare qualsiasi pressione su nucleare, diritti umani e terrorismo, presentandola come aggressione.
L’obiettivo dell’Iran è chiaro: delegittimare qualsiasi pressione internazionale – comprese sanzioni e richiami sul nucleare o sui diritti umani – presentandola come un atto di guerra. In questo quadro, Israele viene ancora una volta dipinto come il perno di un presunto “complotto occidentale”, nonostante sia da decenni il principale bersaglio della strategia iraniana di accerchiamento e di guerra per procura attraverso il terrorismo.
È fondamentale chiarire un punto: le sanzioni non sono la causa della crisi iraniana, ma la conseguenza. Conseguenza di scelte politiche precise, di un programma nucleare opaco, del sostegno sistematico al terrorismo internazionale e della repressione interna.