Iran, proteste senza sosta: arresti, vittime e un sussidio da 7 dollari al mese come risposta del regime
Le proteste in Iran proseguono senza sosta da giorni, in un clima di crescente tensione sociale e repressione. Le manifestazioni, esplose in diverse aree del Paese, sono alimentate da una crisi economica sempre più grave e dall’annuncio ufficiale dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari di base tra il 20 e il 30%, conseguenza della fine dei sussidi valutari.
Secondo fonti locali e media internazionali, la risposta delle autorità non si è limitata al controllo dell’ordine pubblico: si registrano arresti di manifestanti e vittime, in un contesto in cui la repressione accompagna il tentativo del regime di contenere il malcontento.
Nel tentativo di raffreddare le proteste, il governo iraniano ha annunciato l’erogazione di un contributo economico pari a circa 7 dollari al mese per cittadino. Una misura presentata come sostegno contro il caro vita, ma che appare del tutto insufficiente rispetto alla profondità della crisi. Con un’inflazione elevata, una moneta fortemente svalutata e rincari imminenti sui beni essenziali, il sussidio ha un valore soprattutto simbolico. Analisti e osservatori sottolineano come l’intervento rischi di produrre l’effetto opposto, rafforzando la percezione di distanza tra il regime e le reali condizioni di vita della popolazione.
L’offerta dei 7 dollari mensili, accompagnata dall’uso della forza contro i manifestanti, evidenzia una strategia ormai ricorrente: repressione da un lato e misure economiche minime dall’altro, senza affrontare le cause strutturali della crisi. Mentre le proteste continuano e il prezzo dei beni essenziali è destinato a salire, il regime tenta di guadagnare tempo. Ma i segnali che arrivano dalle piazze — e persino dall’apparato di sicurezza — indicano che la soglia di sopportazione sociale in Iran è sempre più vicina al punto di rottura.