L’antisemitismo cresce, Israele sotto accusa: l’odio che l’Italia non vuole vedere

L’antisemitismo cresce, Israele sotto accusa: l’odio che l’Italia non vuole vedere

Nei primi nove mesi del 2025, in Italia, sono stati registrati 766 episodi di antisemitismo, con un aumento di 82 casi rispetto allo stesso periodo del 2024. Minacce, insulti, discriminazioni, graffiti, vandalismi e aggressioni fisiche delineano un quadro chiaro: l’antisemitismo non è un fenomeno residuale né episodico, ma una realtà in crescita che attraversa la società italiana in modo trasversale.

A certificare questi dati è la Relazione su atti e discorsi antisemiti in Italia (gennaio–settembre 2025) dell’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione CDEC. Un documento che non si limita a elencare numeri, ma che mette in luce una dinamica ormai consolidata: l’odio antiebraico si presenta sempre più spesso sotto nuove forme, linguisticamente accettabili, politicamente tollerate, culturalmente normalizzate.

Episodi di antisemitismo in Italia (gennaio–settembre)
Fonte: Relazione su atti e discorsi antisemiti in Italia (gen–set 2025), Osservatorio Antisemitismo – Fondazione CDEC
+82 casi
+12,0% vs 2024
0 200 400 600 800 2024 2025 684 766 +82
Nota: il valore 2024 è calcolato per differenza (766 − 82 = 684).

Sempre più frequentemente l’antisemitismo si traveste da “antisionismo”. Non si tratta di critica legittima a scelte politiche di un governo, ma di una narrazione che trasforma Israele in un’entità assoluta e demonizzata e, per estensione, gli ebrei di tutto il mondo in un bersaglio collettivo. È in questo passaggio che l’antisionismo diventa antisemitismo: quando nega il diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico, quando attribuisce colpe collettive, quando giustifica un linguaggio violento che prepara il terreno all’azione.

I dati mostrano che l’odio non resta confinato ai margini. Si manifesta online e offline, colpisce famiglie, studenti, lavoratori, docenti. Entra nelle scuole e nelle università, si insinua nei media, nel mondo della cultura, nei contesti che dovrebbero garantire pluralismo, responsabilità e rigore. L’antisemitismo oggi non ha più bisogno di urlare: spesso viene sdoganato attraverso allusioni, doppi standard, silenzi compiacenti.

Il dato più inquietante non è solo quantitativo, ma profondamente culturale. L’antisemitismo viene sempre più spesso tollerato, relativizzato, giustificato in nome di cause politiche presentate come superiori. Israele viene trasformato nel capro espiatorio globale, mentre l’odio verso gli ebrei viene minimizzato o negato, anche di fronte a evidenze documentate.

Difendere Israele, il suo diritto a esistere e a vivere in sicurezza, significa oggi difendere un principio fondamentale: che nessun popolo debba essere delegittimato, demonizzato o reso responsabile collettivamente dei conflitti del mondo. L’antisemitismo che colpisce Israele sul piano simbolico e politico è lo stesso che colpisce gli ebrei nelle strade europee, nelle scuole, nei luoghi di lavoro.

I numeri del CDEC parlano chiaro. Ignorarli non è neutralità, ma complicità. Minimizzare significa contribuire alla normalizzazione dell’odio. In una società democratica, riconoscere l’antisemitismo e contrastarlo senza ambiguità è un dovere politico e morale. Oggi più che mai, schierarsi contro l’antisemitismo significa anche schierarsi senza esitazioni a difesa di Israele e del diritto del popolo ebraico a non essere più, ancora una volta, il bersaglio dell’odio globale.

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