Mentre la propaganda filopalestinese continua a rimuovere la realtà, Roma ascolta la voce di Rom Braslavki

Rom Braslavki: 738 giorni nelle mani di Hamas. Torturato “perché ebreo”. La sua voce svela ciò che la propaganda filopalestinese vuole occultare

Mentre la propaganda filopalestinese continua a rimuovere la realtà, Roma ascolta la voce di Rom Braslavki

Nel dibattito pubblico italiano c’è chi continua a recitare lo stesso copione: ignorare, minimizzare, distorcere. Mentre a cortei e assemblee si rilanciano slogan scritti a Gaza City e si assolve il terrorismo con la scusa delle “narrazioni alternative”, ieri a Roma è accaduto qualcosa che nessuno di costoro ha il coraggio di guardare in faccia.

È arrivato Rom Braslavki. Un ragazzo di 23 anni che ha conosciuto l’inferno del 7 ottobre 2023 sulla propria pelle. Uno dei sopravvissuti alla strage compiuta da Hamas: 1200 persone massacrate in poche ore; 250 ostaggi trascinati nei tunnel sotterranei; famiglie intere sradicate con la brutalità che solo un’organizzazione terroristica può esercitare.

Per Rom, la prigionia è durata 738 giorni. Quasi due anni scanditi dalla paura costante di essere ucciso, da torture ripetute, dall’umiliazione di condizioni che, come ha detto con voce ferma, “non avrebbe sopportato neppure un animale”. Ha visto compagni di prigionia perdere la ragione, altri smettere di parlare per sempre. Ha pregato di morire, due volte lo ha ammesso davanti alla platea. Lo ha confessato non per suscitare pietà, ma per ricordare al mondo ciò che tanti fingono di non sentire.

A Roma, alla convention dei giovani di Fratelli d’Italia, è stato accolto con una standing ovation e con le bandiere di Israele che sventolavano in prima fila. Non un gesto di parte, ma un atto di verità. La verità che i professionisti dell’odio antisionista cercano ogni giorno di cancellare dietro slogan, boicottaggi, accuse rituali e un linguaggio che rovescia vittime e carnefici.

Rom ha chiesto solo una cosa: continuare a lavorare “per la giustizia e per la pace”. Perché, prima del 7 ottobre, anche lui si impegnava per la pace. Poi è stato torturato “per un solo motivo: sono ebreo”. Parole che in qualunque democrazia dovrebbero scuotere coscienze e ribaltare narrazioni. E invece vengono spesso sommerse dal rumore di chi giustifica, relativizza, nega.

Di fronte alla testimonianza di Rom Braslavki non esistono equilibrismi possibili. Esiste solo la responsabilità di guardare la realtà per quella che è. E di chiamare Hamas con il suo nome: un gruppo terroristico che ha rapito, torturato e ucciso civili inermi.

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