Merz a Gerusalemme: la Germania riafferma il suo ancoraggio a Israele e prende le distanze dai riconoscimenti affrettati
La visita di Merz in Israele segna una svolta: Berlino sceglie prudenza, sicurezza e sostegno a Israele, prendendo le distanze dai riconoscimenti affrettati della Palestina
La prima visita ufficiale del cancelliere tedesco Friedrich Merz in Israele segna un passaggio politico rilevante nel panorama euroatlantico. In un momento in cui alcuni governi occidentali – come Spagna, Regno Unito, Canada e parte della diplomazia francese – hanno scelto di procedere con un riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese, Berlino compie la scelta opposta: prudenza, gradualità e un sostegno dichiarato e “immutabile” a Israele. Rispondendo alle domande nella conferenza stampa con il primo ministro Benjamin Netanyahu, Merz ha chiarito che “nel prossimo futuro” non esistono le condizioni per un riconoscimento della Palestina.
Una posizione che prende le distanze dalle scelte simboliche di altri partner europei e avvicina la Germania all’impostazione dell’Italia e dei paesi dell’Est dell’Unione. È una linea che ribadisce la centralità della sicurezza israeliana come premessa indispensabile per qualsiasi avanzamento politico: senza la sconfitta del terrorismo di Hamas, senza un’autorità palestinese riformata e credibile, senza garanzie regionali solide, non esistono basi reali per uno Stato sovrano e responsabile. Merz lo afferma con chiarezza: la via è quella del piano di pace mediato dagli Stati Uniti e sostenuto dai principali attori arabi, un processo che va sviluppato passo dopo passo, senza anticipare esiti che oggi nessuno può garantire.
L’approccio del “riconoscimento subito” viene così archiviato come privo di fondamento politico e diplomatico. Netanyahu, da parte sua, ha annunciato che la seconda fase del piano di pace per Gaza è vicina e ha reso noto che entro fine mese incontrerà Donald Trump, segnale di un lavoro diplomatico che si muove contemporaneamente su più fronti. Il messaggio politico complessivo è limpido: la Germania sceglie la responsabilità, non il simbolismo. Riconoscere oggi uno Stato palestinese, mentre Gaza è ancora segnata dal controllo di Hamas e la Cisgiordania vive un vuoto di leadership, significherebbe ignorare le condizioni minime di sicurezza e la realtà del processo negoziale.
La posizione di Merz non chiude la porta alla soluzione dei due Stati, ma la sottrae alla logica degli annunci e la riconsegna alla concretezza: prima la sicurezza di Israele, poi la stabilità regionale, infine – quando le condizioni lo permetteranno – un percorso politico credibile per i palestinesi. Una scelta di chiarezza, e in questo contesto internazionale, anche di coraggio.