Shoah: la Memoria come responsabilità presente
La Shoah non è un capitolo chiuso della storia europea, né un evento da confinare nella ritualità del 27 gennaio. È il risultato estremo di un processo lungo e progressivo di disumanizzazione, reso possibile dall’antisemitismo, dall’indifferenza e dalla legittimazione istituzionale dell’odio. Ricordarla significa interrogarsi non solo su ciò che è accaduto, ma su come e perché sia potuto accadere.
Lo sterminio degli ebrei d’Europa non fu un’improvvisa deriva di follia collettiva. Fu un progetto politico e amministrativo, pianificato e realizzato dallo Stato nazista con il coinvolgimento di apparati militari, burocratici e di sicurezza. Accanto ai campi di sterminio, come Auschwitz-Birkenau, vi furono le fucilazioni di massa nell’Europa orientale, condotte dagli Einsatzgruppen, sotto il coordinamento di Reinhard Heydrich. Uomini, donne e bambini furono uccisi nei boschi, nei fossati, alle porte delle città, spesso davanti a testimoni silenziosi.
La Shoah dimostra che l’antisemitismo non è un pregiudizio innocuo, ma una forza distruttiva capace di trasformarsi in politica di annientamento quando viene tollerata, giustificata o normalizzata. Per questo la Memoria non può essere ridotta a commemorazione emotiva o a richiamo astratto ai “valori”. È un esercizio di vigilanza democratica.
Oggi l’antisemitismo non appartiene solo al passato. Si manifesta con nuove forme e nuovi linguaggi: dalla negazione della Shoah alla banalizzazione del nazismo, fino alla delegittimazione sistematica dello Stato di Israele come espressione del diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico. Separare la Memoria storica dalla difesa degli ebrei nel presente significa svuotarla di significato.
Ricordare la Shoah vuol dire assumersi una responsabilità chiara: riconoscere le continuità dell’odio antiebraico, denunciarle senza ambiguità e contrastare ogni forma di relativismo o giustificazione. La Memoria autentica non è neutrale, non è comoda, non è selettiva. Sta dalla parte delle vittime di ieri e di quelle di oggi. Perché conoscere è necessario. E difendere la verità storica è il primo argine contro il ritorno dell’odio.